Alla ricerca delle carote “perdute”

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Alla ricerca delle carote “perdute”

Lo sapevate che nel XVI secolo in Europa le carote coltivate erano solo viola o gialle? In origine c’era solo la carota selvatica che era bianca o color giallo pallido, sottile, dura, amara e poco commestibile. Circa 5000 anni fa, vennero coltivate in Afghanistan le prime carote “domestiche” che, a differenza di quelle selvatiche, erano viola o gialle.

Solo verso la fine del medioevo queste carote gialle e viola furono importate dagli arabi nei paesi del bacino del mediterraneo. Nonostante la carota viola avesse un sapore migliore di quella giallina, a causa del colore molto scuro che dava al brodo, non era molto apprezzata.
Poi nel 1720 gli olandesi decisero di modificare nei loro campi, per selezioni successive le carote, in onore della dinastia regnante, gli Orange. Così nel giro di qualche anno gli olandesi ottennero la carota arancione! Quest’ultima si diffuse rapidamente mentre quella viola rischiò quasi di scomparire.

Ultimamente si sta attuando un programma di recupero della carota viola (in modo tutto naturale) e oggi è di nuovo possibile (cercando molto bene) trovarla sul mercato.

La carota violacea contiene meno betacarotene delle carote arancioni, ma è molto ricca di polifenoli, flavonoidi e in particolare antocianine, sostanze antiossidanti che fanno bene alla circolazione e che combattono i radicali liberi.
La carota viola può essere facilmente coltivata acquistandone i semi originali. Chi può si cimenti … e ci faccia sapere.

Chiara Marchionni